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Sulla relatività speciale di Alfio Marino L’oggetto della teoria della relatività è il rapporto tra le osservazioni e le conseguenti descrizioni del medesimo evento compiute da osservatori diversi i quali utilizzano sistemi di riferimento diversi. Per sistema di riferimento intendiamo una terna di assi cartesiani in cui ogni punto dello spazio è dotato di un orologio sincronizzato a quelli di tutti gli altri punti. La relatività speciale (1905) si occupa di osservatori posti in sistemi inerziali (cioè in quiete o in moto rettilineo uniforme gli uni rispetto agli altri), la relatività generale di osservatori gli uni rispetto agli altri in moto accelerato o soggetti a campi gravitazionali. L’ipotesi di partenza dimostrata dalla prima è che tutte le leggi della fisica assumono la medesima forma quando i vari fenomeni sono descritti da osservatori inerziali, mentre la seconda estende tale uniformità a leggi descritte da osservatori posti in sistemi di riferimento accelerati (quindi dotati di qualsiasi tipo di movimento) o soggetti a campi gravitazionali. La relatività speciale trova sufficiente una descrizione geometrica dello spaziotempo piatto (in assenza di moti accelerati e di campi gravitazionali) utilizzando la metrica di Minkowski ; quella generale introduce una descrizione dello spaziotempo curvo utilizzando la metrica di Grossmann. Ciò che Einstein notò è che le equazioni di Maxwell variavano passando da un sistema di riferimento ad un altro (nel caso specifico quelli solidali con un magnete ed un conduttore in moto relativo l’uno rispetto all’altro) se si utilizzavano le trasformazioni galileiane con il loro assunto fondamentale, l’indipendenza del tempo dal sistema di riferimento. La sua analisi si propose di superare tale asimmetria e la via percorsa fu l’abbandono delle trasformazioni galileiane e l’adozione di un altro tipo di trasformazioni : quelle di Lorentz-FitzGerald. In questo senso fu l’applicazione riuscita di un principio di simmetria. Le trasformazioni galileiane partono dalla considerazione che le leggi della meccanica sono invarianti rispetto ad osservatori inerziali ; esse sono un insieme di regole che permettono di passare dalle coordinate spaziotemporali attribuite ad un evento da un osservatore a quelle attribuite al medesimo evento da un altro osservatore, solidale con un sistema di riferimento inerziale rispetto a quello del primo osservatore. Le trasformazioni galileiane hanno la seguente formulazione : x’ = x - vt y’ = y z’ = z t’ = t I postulati della relatività speciale sono : le leggi fisiche hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali (principio di relatività ) la velocità della luce nel vuoto ha lo stesso valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali (postulato della costanza della velocità della luce) Nella relatività c ( = 299.792.458 m/s) ha un ruolo centrale: grazie alla sintesi einsteniana un parametro elettromagnetico compare nelle equazioni della meccanica ; c è una velocità limite. A causa della sua finitezza due eventi contemporanei per un osservatore non lo sono per un altro: viene così a cadere l’assolutezza del tempo e la presunta esistenza di un sistema di riferimento privilegiato rispetto ad un altro. L’introduzione nelle regole di trasformazione del fattore di Lorentz rende le coordinate spaziotemporali osservate dipendenti dalla velocità relativa dei sistemi di riferimento e dal rapporto tra questa e c (parametro di velocità) : |
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| ove gamma è il fattore di
Lorentz e beta (al suo interno) è il parametro di velocità.
Le trasformazioni di Lorentz (che Einstein ricava dal postulato della costanza della velocità della luce nel vuoto per gli osservatori posti in tutti i sistemi inerziali) hanno la stessa funzione di quelle galileiane. Esse hanno la seguente formulazione : |
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| e si riducono alle
trasformazioni galileiane se beta tende a zero e gamma tende ad uno.
Invece, gamma si discosta sensibilmente da uno quando beta supera 0,8.
Quando due eventi avvengono per un dato sistema
inerziale nello stesso punto si parla di intervallo di tempo proprio
(per quel sistema di riferimento) ; quando una lunghezza viene misurata
simultaneamente ai suoi estremi in un dato sistema inerziale si parla di
lunghezza propria (per quel sistema di riferimento). Se un
secondo sistema inerziale è in moto rispetto al primo i due eventi di
cui sopra non verranno riferiti allo stesso punto ed il tempo proprio
verrà moltiplicato per il fattore di Lorentz : Inversamente, quando dal secondo sistema inerziale si misurerà la lunghezza di cui sopra, la lunghezza propria verrà divisa per il fattore di Lorentz : |
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| e da ciò deriva la contrazione
dello spazio quando la lunghezza viene misurata da un osservatore
solidale con il secondo sistema di riferimento. Furono per primi Lorentz
ad ipotizzare la contrazione della lunghezza lungo la direzione del
movimento e Fitzgerald l’incremento della massa con la velocità, ma
queste sembravano solo ipotesi ad hoc per giustificare i dati
sperimentali : fu Einstein per primo ad introdurle come leggi di natura
nel cuore della sua mirabile interpretazione della realtà.
Lo spaziotempo è un quadrivettore (cioè un vettore a quattro componenti) e le trasformazioni di Lorentz sono regole per la sua descrizione. Se misurassimo la lunghezza di una barra di un metro (in quiete) alla velocità relativa di 262.000 Km/s essa risulterebbe lunga mezzo metro ; se misurassimo il funzionamento di un orologio alla velocità relativa di 262.000 Km/s lo vedremmo scandire un secondo mentre gli orologi in quiete nel nostro sistema di riferimento ne scandiscono due. E non ha senso ritenere che in realtà quella barra sia lunga un metro o quell’orologio batta il tempo ad intervalli di un secondo: questi sono valori relativi al sistema di riferimento usato e quegli oggetti hanno caratteristiche differenti per osservatori solidali a sistemi inerziali diversi. Volendo esprimere matematicamente questo fatto, si può scrivere che : |
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| per la dilatazione del tempo e per la
contrazione della lunghezza, rispettivamente.
La somma relativistica delle velocità è diversa
dalla semplice somma algebrica perchè introduce un fattore di
correzione la cui influenza è sensibile solo alle alte velocità
relative. Se un’astronave si muove con velocità u rispetto ad un
osservatore esterno ed un oggetto all’interno dell'astronave con
velocità |
| Si vede che il fattore di correzione è il
denominatore della frazione e che il suo valore diventa tanto maggiore
quanto maggiori sono i valori di u e di Fu Newton a definire la forza come rapidità di
variazione della quantità di moto ( L’espressione relativistica della massa è : Se misuriamo la massa di una particella che si muove rispetto a noi alla velocità di 262.000 Km/s riscontreremo una massa doppia rispetto a quella di riposo. E la conservazione della quantità di moto per un
insieme di particelle relativistiche tiene conto della variazione delle
loro masse rispetto alle masse a riposo. Dall’incremento della massa
con la velocità e dalla conservazione della quantità di moto
relativistica deriva che da un urto anelastico di due oggetti che si
scontrino e restino attaccati, formando un nuovo oggetto immobile,
quest’ultimo avrà una massa leggermente superiore alla somma delle
masse a riposo dei due oggetti entrati in collisione. Se due protoni si
scontrano e si uniscono, la massa del nucleo risultante è superiore
alla somma delle due masse iniziali: infatti uno dei protoni si
trasforma in neutrone e si forma un nucleo di deuterio. L’eccesso di massa è uguale all’energia cinetica divisa Quando un gas viene riscaldato la velocità di
agitazione termica delle molecole cresce, per cui anche la loro massa
aumenta : il gas è più pesante e l’aumento di massa dell’intero
volume di gas è uguale all’incremento di energia cinetica diviso per L’energia cinetica classica è data
dall’espressione 1/2 L’energia totale di una particella risulta dalla
somma della sua energia cinetica relativistica e della sua energia a
riposo : A riposo Insieme all’unificazione di spazio e tempo nella
categoria dello spaziotempo, la relatività unifica materia ed energia,
per cui il principio di conservazione dell’energia include la massa,
che è una forma di energia convertibile con le altre. Così la
conservazione della massa-energia ci fa parlare di una energia di massa.
L’equazione dell’energia di massa a riposo si può anche scrivere
nella forma In una reazione chimica si trasforma in energia circa un miliardesimo della massa, in una reazione nucleare di fissione circa un millesimo (lo 0,1%), in una di fusione circa cinque millesimi (lo 0,5%), in una di annichilazione materia-antimateria il 100%.
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