|
|
|
Da Aristotele a Olbers Breve storia dei modelli cosmologici di Salvatore Lo Vecchio
Aristotele pensava che la Terra fosse immobile e che il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle si muovessero intorno ad essa seguendo orbite circolari. Quest' idea venne poi rielaborata da Tolomeo che la sviluppò in un modello cosmologico completo: la Terra stava immobile al centro dell' universo circondata da otto sfere contenenti la Luna, il Sole, le stelle e i cinque pianeti fino ad allora conosciuti. In base a tale modello Tolomeo era in grado di predire con ragionevole accuratezza le posizioni dei diversi astri sulla volta celeste. Per poter raggiungere tale traguardo Tolomeo postulò che la Luna avrebbe dovuto seguire un percorso tale che in alcuni momenti la portasse ad essere due volte più vicina alla Terra, quindi in tali periodi essa sarebbe dovuta apparire molto più grande (il doppio). Tolomeo ed altri si accorsero di questa grave lacuna, ciononostante il suo modello cosmologico venne generalmente accettato. Esso fu pure accettato dalla Chiesa cristiana, poichè in accordo con quanto riportato nelle Sacre Scritture, ed in più aveva il grande vantaggio di lasciare un sacco di spazio oltre la sfera delle stelle fisse, in cui collocare il paradiso e l' inferno. Questo per quanto riguarda il pensiero cosmologico antico. Ma nel sedicesimo secolo un astronomo polacco, Niccolò Copernico, presentò, sotto forma di anonimato in un primo momento, un modello molto più semplice e funzionale. Egli sosteneva che la Terra e i pianeti ruotassero in orbite circolari intorno al Sole, mentre quest'ultimo stava immobile al centro dell'universo. Ma affichè il suo modello fosse preso nella giusta considerazione, si dovette aspettare l'avvento di Johannes Keplero e Galileo Galilei. La teoria Aristotelo-Tolemaica era ormai giunta alla fine dei sui giorni. Keplero, suggerì, che le orbite dei pianeti non erano circolari, ma ellittiche, in tal modo le previsioni teoriche ben si accordavano con le osservazioni. In verità l'idea delle orbite ellittiche, fu per Keplero un'ipotesi "ad hoc", anzi era alquanto ripugnante, dato che le ellissi non erano chiaramente perfette come i cerchi. Affinchè tutto diventasse più chiaro si dovette aspettare la publicazione della singola opera più importante sia mai stata scritta nell'ambito delle scienze fisiche: i "Philosophiae naturalis principia mathematica" di Isaac Newton. Egli non solo dimostrò di come si muovono i corpi nello spazio e nel tempo, ma sviluppò anche tutta la matamatica necessaria per analizzare questi movimenti. Newton postulò anche una legge di gravitazione universale, secondo la quale ogni corpo era attratto verso ogni altro corpo dell'universo. Tale legge tuttavia faceva nascere un problema: Newton comprese subito che secondo la sua teoria di gravità, le stelle dovevano attrarsi a vicenda, ed era logico supporre che avrebbero finito per collassare tutte in un unico punto. Newton sostenne che ciò sarebbe stato inevitabile se ci fosse stato un numero finito di stelle, ma se qest'ultime fossero state in numero infinito e distribuite in modo abbastanza uniforme nello spazio infinito, il collaso non sarebbe stato possibile poichè non ci sarebbe stato un punto centrale verso il quale cadere. Qui spunta il trabocchetto. In un universo infinito ogni punto può essere considerato come il centro, poichè ogni punto è circondato da ogni parte di un numero infinito di stelle, il modo corretto di affrontare il problema è quello di considerare la situazione di una regione finita dello spazio, nella quale tutte le stelle collassano l'una verso l'altra, se aggiungessimo altre stelle distribuite uniformemente al di fuori della regione presa in considerazione, secondo la legge di Newton le nuove stelle non muterebbero la situazione originaria, e quindi le stelle continuerebbero a cadere le une verso le altra, possiamo aggiungere tutte le stelle che vogliamo, ma la situazione non muterebbe di una virgola. In verità oggi sappiamo che è impossibile avere un modello infinito statico dell'unverso nel quale la forza di gravità agisca escusivamente come una forza attrattiva. Nessuno prima del ventesimo secolo aveva mai sostenuto l'ipotesi di una espansione o di una contrazione dell'universo, le tesi maggiormente accettate erano due: o l'universo esistendo da sempre non aveva mai subito cambiamenti, o era stato creato in un preciso istante nel passato già con una forma abbastanza simile a quella osservata, in entrambe le ipotesi l'universo sarebbe rimasto immutato ed eternamente statico. Coloro che compresero, in base alla legge di Newton, che l'universo non poteva essere una realtà statica non pensarono che quest'ultimo potesse essere in una fase di espansione, ma al contrario cercarono di modificare la teoria stessa postulando che ad una certa distanza la forza gravitazionale agisse come una forza repulsiva, in questo modo le forze attrattive tra le stelle più vicine sarebbero state bilanciate dalle forze repulsive rispetto a quelle più lontane. Oggi chiaramente siamo giunti alla conclusione che un simile equilibrio sarebbe comunque instabile, ma già allora in parecchi sollevarono obiezioni alla staticità dell'universo, tra queste obiezioni, quella sollevata da un'articolo di Heinrich Olbers ebbe una certa risonanza. In un universo statico, ogni linea, in qualsiasi direzione venga tracciata, terminerebbe inevitabilmente sulla superficie di una stella, come conseguenza la volta celeste sarebbe illuminata a giorno anche di notte (paradosso di Olbers). Olbers stesso controargomentò che la luce proveniente dalle stelle più lontane ci sarebbe giunta affievolita dalla materia interposta tra noi ed esse. Tuttavia, anche se fosse così la materia interposta finirebbe per scaldarsi al punto tale da splendere come le stelle. L'unico modo per evitare il paradosso di Olbers sarebbe stato di dire che le stelle non hanno avuto sempre lo stesso splendore, ma diciamo che si sono accese in un qualche determinato istante nel passato, in ogni caso la materia interposta potrebbe non aver avuto il tempo di riscaldarsi, o la luce proveniente dalle stelle più lontane non è giunta ancora fino a noi. Ma a questo punto si affaccia il problema di stabile che cosa possa aver causato l'accendersi delle stelle.
|
|
|