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Annotazioni cosmologiche Interpretazioni e congetture di Alfio Marino
Le tre scale di Universo: 1) scala dell'universo visibile
2) scala della bolla inflazionaria di cui fa parte il nostro
universo visibile 3) scala della schiuma caotica di cui fa parte la nostra bolla inflazionaria
--Il
quadro macroscopico è simile al componente microscopico : dalla
schiuma caotica delle bolle
inflazionarie al ribollire magmatico dell'indeterminazíone
quantistica. --L'entropia
dell'universo aumenta in valore assoluto(secondo principio della
termodinamica), ma durante il suo sviluppo va diminuendone
la densità (l'universo inizia in uno stato di massima densità
di entropia). --Al
momento attuale lo sviluppo di strutture e di sistemi complessi
stabilizza la densità media di entropia dell'universo ed ha su di
esso una influenza autostabilizzante, equilibratrice. --La
massima entropia possibile dell'universo sarebbe quella dello stato in
cui nell'universo ci fosse solo radiazione e non ci fossero strutture. --L'entropia
di un sistema dipende dalla omogeneità della distribuzione dei suoi
fotoni e delle sue particelle. --La
radiazione cosmica di fondo è stata emessa 300.000 anni dopo l'inizio
dell'universo al momento in cui la radiazione iniziò a diffondersi
liberamente perchè, diminuendo di energia, cessava di interagire con
protoni ed elettroni liberi e lasciava loro la possibilità di formare
atomi di idrogeno. --La
materia oscura ha richiamato per gravità la materia barionica,
promuovendo la formazione delle galassie,10^ 9 anni dopo il Big Bang --tempo
di Planck:
10^
- 43 secondi
distanza di Planck :
10^ -34 centimetri --L'inflazione
inizia al tempo di Planck
(10^ - 43 secondi dopo l'inizio), appena inizia il disaccoppiamento
della gravità dalle altre forze, e termina quando inizia il
disaccoppiarnento (10^ - 35
secondi) tra la forza nucleare forte e quella elettrodebole : quindi
l'interazione della gravità con la forza elettronucleare ha come
risultato una potentissima forza repulsiva. --Durante
l'inflazione le dimensioni dell'universo visibile aumentano di 10^ 30
volte, passando da 10^ -28 cm a 10^ 2 cm (1 metro) ed in proporzione
quelle della bolla
inflazionaria da 3 mm a 300 miliardi di anni luce (1 mm = 10^
- 6 Km; 1 anno luce = 10.000 miliardi di Km = 10^ 13 Km; 1 mm =
10^ - 19 AL; quindi 3* 10^
30 mm = 3* 10^ 11 AL = 300 miliardi di AL). --Se la costante di Hubble è andata crescendo nel tempo (a parità di distanza la velocità di recessione è andata aumentando) o Omega (densità di energia/ densità critica) < 1 (ma dati teorici e osservativi convergono su Omega = 1) o lambda (costante cosmologica) > 0 --La
costante cosmologica attuale (energia del vuoto) ha un comportamento
antigravitario --Gli
ammassi di galassie si possono considerare marcatori dell’espansione
dello spazio-tempoquadridimensionale, la quale progressivamente
accresce l’ammontare percentuale dell’energia del vuoto. --Dalle particelle X ebbero origine quark ed elettroni, dalle antiparticelle X antiquark ed antielettroni. --Se la prima generazione di stelle nate dopo il Big Bang era costituita da stelle supermassicce (fino a 200 masse solari), si può ipotizzare che queste fossero raggruppate in ammassi globulari supermassicci che, quando le proprie stelle si evolsero in supernove, possedettero nubi di gas interstellare contenenti Fe e Mg ed un buco nero supermassiccio risultante dalla fusione dei buchi neri primari prodotti dall’evoluzione stellare. Quindi dall’evoluzione degli ammassi globulari supermassicci si formarono i quasar e successivamente da questi le galassie. --Ipotesi sulla formazione delle galassie : 1) la materia oscura con la sua attrazione gravitazionale impedisce la dispersione della materia barionica e la concentra, con azione simile a quella di un aspirapolvere, in ammassi di gas primordiale (idrogeno, deuterio, elio e berillio originati dal Big Bang) 2) il gas primordiale si frammenta in nubi da cui tendono a formarsi ammassi globulari 3) gli ammassi globulari in formazione si aggregano il protogalassie con al centro ammassi supermassicci che daranno luogo alla formazione di buchi neri supermassicci 4) le protogalassie con momento angolare multiplanare (distribuito uniformemente in più piani di rotazione) assumono simmetria sferica ed i singoli ammassi, poichè si perturbano scarsamente tra di loro, mantengono in proprio il gas, che perde più rapidamente la capacità di dar luogo alla formazione di stelle. Questo spiegherebbe perchè le galassie ellittiche hanno principalmente stelle vecchie e sono povere di gas, in quanto non lo hanno rigenerato. Le galassie ellittiche si trovano al centro degli ammassi di galassie, e risultano dalla interazione e dalla fusione di protogalassie e galassie spirali. Il gas potrebbe essere stato proiettato negli spazi intergalattici dopo una interazione o una fusione. 5) le protogalassie con momento angolare monoplanare (distribuito principalmente in un unico piano di rotazione) assumono simmetria discoidale e gli ammassi in formazione nel piano, poichè si perturbano fortemente tra di loro, perdono la propria individualità e mettono a disposizione del piano galattico il proprio gas, formando grandi nebulose. Questo moltiplica la possibilità di dare luogo a nuove generazioni di stelle e spiegherebbe perchè le galassie discoidali hanno una buona parte di stelle giovani e sono ricche di gas, che hanno rigenerato e rielaborato. Le galassie spirali si trovano alla periferia degli ammassi di galassie ed hanno interagito meno delle ellittiche con le loro vicine. 6) sul piano di rotazione delle galassie discoidali il gas ruota più lentamente delle stelle, che lo attraversano dopo essere state generate da esso. Il gas tende a disporsi secondo le linee di forza del campo magnetico complessivo della galassia, ma dovendo anche ruotare (con effetto spazzaneve), dalla composizione vettoriale delle forze in gioco si vengono a formare le braccia a spirale delle galassie a disco. Analogamente alla nube di Oort, che ospita i mattoni residuali della costruzione del sistema solare, l’alone galattico ospiterebbe i mattoni residuali della costruzione galattica. In
conclusione : ·
gli
ammassi globulari sono gli oggetti più antichi di una galassia, e
devono aver giocato un ruolo nella sua formazione ·
la
struttura di una galassia risulta sia da leggi generali del
comportamento evolutivo delle componenti che hanno concorso a formarla
sia dalle contingenze storiche inerenti le sue interazioni con le
galassie vicine (infatti una galassia spirale può trasformarsi in
irregolare dopo un’interazione o in ellittica dopo una fusione). --Creazione
dal nulla = evento possibile, a condizione che oltre ad entità
fisiche dotate di determinate proprietà, vengano in essere anche
entità fisiche dotate di proprietà opposte (ad es. particelle ed
antiparticelle X). --L'universo
ha momento angolare, carica ed energia totali nulli ; è nato dal
nulla senza che nessuna legge fisica gli preesistesse : è
gratuito perchè è a costo zero. --Una
dimensione non è altro che una direzione lungo la quale, quando
accade un evento, si verificano delle variazioni. --Così
come esseri bidimensionali viventi in uno spazio tridimensionale non
potrebbero vedere, cioè percepire con i sensi nella sua interezza, la
terza dimensione e ne potrebbero percepire l’esistenza
solo come di qualcosa che li attraversa fugacemente, noi,
esseri tridimensionali viventi in uno spazio tetradimensionale, non
possiamo vedere e percepire nella sua interezza la quarta
dimensione spaziale macroscopica (il tempo), ma con i sensi lo
possiamo solo percepire, mediante il divenire della realtà, come
qualcosa che ci attraversa fugacemente. In compenso lo possiamo
“vedere” costruendocene una immagine mentale, il che è intuitivo
in quanto ne abbiamo una conoscenza empirica. E’ questo che ci
impedisce di accorgerci della identità del tempo e delle
dimensioni spaziali macroscopiche. Questa è una nozione
controintuitiva, ma la reltà va molto al di là delle nostre
conoscenze empiriche. Il
tempo è la quarta dimensione dello spazio, lungo la quale avviene
l’espansione dell’universo:
noi non possiamo muoverci liberamente attraverso il tempo, ma ne siamo
trasportati, perchè non possiamo modificare l’espansione
dell’universo. Percepiamo questa dimensione come qualcosa che ci
attraversa, un divenire mobile ed istantaneo della realtà ed il
nostro esserne trasportati e non poterci muovere liberamente in questa
dimensione ce la fa credere diversa dallo spazio e ce la fa chiamare
con un nome diverso. I singoli componenti materiali dell’universo si
muovono localmente lungo tre dimensioni
spaziali, mentre tutti i suoi componenti (spaziali e materiali) si
muovono all’unisono lungo una quarta dimensione macroscopica
spaziale (il tempo), che viene in essere (per gli esseri
tridimensionali) durante il suo attraversamento ad opera delle altre
tre. La quarta dimensione macroscopica lascia traccia del suo
attraversamento nell’aumento della superficie del palloncino-modello
di universo in espansione: è una dimensione spaziale che si converte
nelle altre tre, distribuendosi in esse. Si può dire che il tempo è una dimensione invisibile, che si manifesta distribuendosi nelle altre tre e determinando le dinamiche dei fenomeni materiali : gli elettroni in tre dimensioni ruotano intorno al nucleo, ma in quattro dimensioni spiraleggiano intorno alla linea di vita del nucleo seguendo le loro linee di vita a causa del fatto che l’universo si espande trasportandoli con la sua quarta dimensione macroscopica. Tornando all’immagine tridimensionale dell’universo-palloncino, il tempo è un raggio che si converte in una superficie o, tentando di dare un’immagine a quattro dimensioni, è una dimensione macroscopica invisibile che lascia traccia del suo passaggio distribuendosi nell’aumento di volume dell’universo e nelle linee di vita, di cui percepiamo solo il divenire istantaneo,
delle sue componenti materiali. Come le altre tre, è
una dimensione deformabile, che permea l’universo e ne partecipa
alle dinamiche. In conclusione : ·
esseri
bidimensionali in un universo tridimensionale percepirebbero la terza
dimensione dello spazio esattamente come noi percepiamo il tempo · nel nostro universo il tempo si converte in spazio intergalattico ed in linee di vita dei componenti materiali --La
massa di un corpo è la sua carica gravitazionale. --L’inerzia è la resistenza opposta all’accelerazione, cioè alla variazione della struttura topologica dello spazio-tempo ad opera di una massa in accelerazione, proporzionale all’entità della massa, come una resistenza elastica opposta alla deformazione dello spazio-tempo ad opera di una forza che accelera una massa. Secondo Newton essa è dovuta al movimento della massa rispetto al sistema di riferimento assoluto, secondo Mach all’attrazione gravitazionale sulla massa ad opera di campi gravitazionali remoti. Per la prima interpretazione si può obiettare che non esiste un sistema di riferimento assoluto, per la seconda che se le masse remote sono distribuite uniformemente l’attrazione dovrebbe annullarsi, se non sono distribuite uniformemente osservando l’inerzia dovrebbe manifestarsi una direzione preferenziale. --L’attrito, resistenza al moto dei corpi, è dovuto alle forze di coesione intermolecolari alla superficie delle parti in movimento, ed il calore da esso sviluppato si distribuisce al corpo delle parti in movimento, rendendo impossibile il moto perpetuo. --Seguendo la precedente definizione di inerzia ed il principio di equivalenza debole, deriva che una massa che si muove a velocità costante lontana da campi gravitazionali o in caduta libera all’interno di un campo gravitazionale (o in orbita intorno ad un corpo celeste) non induce variazioni nella struttura topologica dello spazio-tempo, mentre se si muove di moto accelerato lontana da campi gravitazionali o se rimane immobile all’interno di un campo gravitazionale (sulla superficie di un corpo celeste che ruota intorno al proprio asse) induce variazioni della struttura topologica dello spazio-tempo. Nei primi casi si tratta di un sistema di riferimento inerziale, negli ultimi di un sistema non inerziale. --Complessità
= proprietà di una struttura, la cui descrizione matematica e
geometrica eccede determinati valori minimi --Struttura
= entità che può essere descritta matematicamente (perchè dotata di
parti numerabili) e geometricamente
(perchè assimilabile a punti, linee, superfici, volumi). --Stabilità
= condizione di un ente, il quale persiste nel tempo in equilibrio
dinamico, non solo stazionario ma anche evolutivo. --Una
struttura complessa sviluppa dei meccanismi omeostatici, grazie ai
quali viene favorita la persistenza
nel tempo del sistema fisico al quale la
struttura appartiene, oltre che della struttura stessa. --L'entropia è una sorta di energia di segno negativo : se l'energia è l'attitudine a compiere un lavoro, l'entropia (omogeneità nella distribuzione della radiazione, disorganizzazione e instabilità delle strutture) è l'attitudine ad opporsi al compimento di quel lavoro. Dove c'è un'energia c'è un'entropia perchè l'energia si degrada in entropia .--Se
l'entropia media del sistema oscilla intorno a valori intermedi tra
quelli minimi e quelli massimi possibili, si assiste ad un’evoluzione
del sistema fisico verso valori crescenti di complessità delle
sue strutture, e quindi di stabilità. --Consideriamo
una porzione infinitesima di universo, una sfera di 100 U.A. di raggio
centrata sul nostro sole e due casi differenti, l’esistenza e la non
esistenza di un pianeta terrestre dotato di una biosfera al suo
interno. Nel primo caso una parte della radiazione luminosa che giunge
sul pianeta è utilizzata per la fotosintesi e quindi per la
costruzione di strutture organiche, considerabili come trappole per
una piccola parte dell’energia elettromagnetica giunta dalla stella.
Nel secondo caso tutta la radiazione luminosa ricevuta viene
riemessa verso lo spazio come radiazione infrarossa (pensiamo al
calore emesso da un terreno lavico e alla relativa frescura di un
terreno erboso). Quindi al calore emesso dalla stella va aggiunto un
contributo di calore emesso dai pianeti in conseguenza della loro
illuminazione. Nel primo caso questo sarà minore che nel secondo, e
nel primo caso la sfera di spazio circostante la stella conterrà una
quantità di calore e di radiazione infrarossa minore che nel secondo,
per cui la quantità di calore assorbito dalla regione di spazio
(considerata come ambiente circostante un sistema termodinamico
planetario) in conseguenza dell’irradiazione della sorgente centrale
sarà minore. Dal punto di vista matematico la variazione di entropia
di un sistema fisico intercorrente durante una trasformazione
termodinamica è uguale al rapporto tra la quantità di calore
assorbito e la temperatura media del sistema alla quale la
trasformazione avviene: delta S = delta Q / T.
Nel primo caso, poiché delta Q è minore, anche delta S sarà
minore: il che equivale a dire che strutture organiche
complesse rendono minore la crescita di entropia della porzione di
universo considerata. Integrando il risultato raggiunto
alla totalità dell’universo osservabile, si può ipotizzare che la
vita abbia un ruolo nella dinamica dell’universo e manifesti
(insieme alle strutture sottostanti e circostanti) un principio
organizzatore operante al suo interno, che in via di ipotesi da
dimostrare potrebbe denominarsi principio di stabilità. --La
stabilità di un sistema fisico (un nucleo, un atomo, il nostro
pianeta con le sue strutture biologiche, il sistema solare, una
galassia, l'universo) è direttamente proporzionale al rapporto tra la
complessità delle sue strutture ed interazioni e la sua entropia
media, in un dato istante del tempo.
La proporzionalità è una costante, per cui si può scrivere: STABILITA' DI UN = K * COMPLESSITA' DELLE * 1/ DENSITA’ MEDIA SISTEMA FISICO SUE STRUTTURE E DELLE DI ENTROPIA
LORO
INTERAZIONI
DEL SISTEMA --Si può dire che questo "principio dì stabilità” è alla base della strutturazione del mondo fisico nella sua globalità, sia nella sua componente inorganica che in quella biologica. Infatti in un organismo vivente, in un nucleo, in un atomo, nel nostro pianeta con le sue strutture biologiche, nel sistema solare, in una galassia e nell'universo la densità media di entropia rimane costante e si assiste, in un certo periodo di tempo, all'evoluzione di strutture e poi al mantenimento di esse. Invece, ciò che sembrerebbe invalidare il principio di stabilità è l'osservazione che, al nostro livello dimensionale e per sistemi fisici inorganici locali la densità media di entropia aumenta (secondo principio della termodinamica) ; se però si guarda al di fuori della loro località la densità media di entropia rimane costante.
L'importanza dei principio di stabilità sta nel fatto che ad
esso si conformano sia il mondo inorganico
che quello biologico, i quali stabiliscono così un legame coerente:
in un organismo vivente come nell’intero universo la densità media
di entropia rimane costante.
La
vita è una manifestazione particolare del meccanismo di
stabilizzazione dell'universo. --Nel caso degli organismi viventi il principio di stabilità (che richiede la formazione di strutture complesse) agisce di concerto con il principio di conservazione dell’energia convertendo l’energia elettromagnetica della luce in energia chimica dei composti organici e rallentando il passaggio di queste due forme in energia termica, la quale peraltro è indispensabile alla sopravvivenza degli stessi organismi viventi. --Contrastano
con il raggiungimento dello stato di massima entropia ( "morte
termica" ) dell'universo : 1) l'espansione 2) la formazione della
materia 3) la nascita della vita e in genere la strutturazione della
materia in forme via via più complesse, dotate di meccanismi
omeostatici e capaci di autoregolazione.
Infatti 1) crea un bacino a bassa densità di radiazione e
permette alla materia di
raffreddarsi e di assorbire altra radiazione, 2) e 3) immagazzinano in
strutture l'energia della radiazione.
Tutto ciò ha come conseguenza la formazione di un universo
complesso, eterogeneo, stabile. --Le
strutture biologiche contribuiscono ad abbassare la temperatura
dell'universo, allontanandolo dallo stato di massima entropia (
"morte termica" ) : in definitiva la
funzione fisica della vita
è quella di contribuire a stabilizzare l'universo.
Da questa sua funzione cosmologica si deduce che essa
dev'essere estremamente diffusa nel cosmo. --
Dal punto di vista della sua funzione fisica, si può dire che il
successo di una specie vivente è tanto maggiore quanto maggiore è la
biomassa prodotta dalla specie durante il periodo della sua
sopravvivenza. --Il
nostro universo visibile è costituito da spazio-tempo strutturato, in
cui le strutture immagazzinano l'energia dei fotoni e ne rallentano
così il decadimento spontaneo verso fotoni di energia inferiore.
Riassumendo, si può dire che una parte dei fotoni di alta
energia generati durante la nascita dell'universo è stata
immagazzinata in particelle subatomiche, nelle loro forze di legame,
in atomi di idrogeno ed elio ed in altre particelle (neutrini, WIMP,
materia oscura) poco o nulla interagenti con gli atomi , mentre una
parte dei fotoni di bassa energia generati dalle stelle e degli
elementi prodotti al loro interno sono stati e vengono immagazzinati
in strutture (tra cui quelle biologiche) ed in legami (tra cui quelli
biochimici). --Ripetendo
concetti già esposti, si può dire che la funzione di tutta materia e
di tutte le strutture di cui conosciamo l'esistenza è di impedire la
morte termica dell'unìverso (stato di massima entropia). Questa
funzione stabilizzante ha come conseguenza, in un universo visibile
via via più freddo, più calmo e più adulto, il raggiungimento di
una sempre maggiore complessità ed eterogeneità.
Esso diviene quindi sempre più interessante e sempre più
bello. --Entanglement
: correlazione quantistica tra particelle o tra fotoni emessi
contemporaneamente in direzioni diverse dalla medesima sorgente,
dotata delle caratteristiche della non località e della istantaneità.
Le particelle o i fotoni sono correlati nel senso che le variabili
caratterisiche del loro stato quantico (energia, posizione, quantità
di moto, spin, polarizzazione) durante l’esistenza della particella
o del fotone non possono essere cambiate senza che cambino in modo
simmetrico quelle corrispondenti della particella o del fotone
correlato, istantaneamente ed ovunque si trovino. A
+ B o C + D rappresentano la sovrapposizione degli stati quantici di
due particelle non correlate; AC + BD rappresentano il prodotto degli
stati quantici sovrapposti di due particelle correlate. Se la prima
particella assume lo stato quantico A la seconda assume lo stato
quantico C; se la prima assume
B la seconda assume D. Due entità correlate quantisticamente non vanno considerate come entità separate, ma come una entità unica. Una entità quantistica ha una duplice natura corpuscolare e ondulatoria e ne rivela l’uno o l’altro aspetto a seconda che l’apparato sperimentale e lo sperimentatore con cui interagisce ne esaminino o meno il percorso. In
una correlazione a tre particelle il prodotto della sovrapposizione di
stati quantici può essere rappresentato da :
abc + a’b’c’. Una correlazione quantistica può essere descritta come una sovrapposizione di stati che riguarda due o più particelle correlate considerate come un unico sistema. Ciò che accade ad una coinvolge istantaneamente anche le altre perchè, anche se sono separate da anni-luce di distanza, si comportano come un unico oggetto microscopico (come quark all’interno di un protone) e quindi come se le dimensioni macroscopiche dello spazio-tempo tra di esse non esistessero. Sono descritte da una funzione d’onda comune. Se la maggior parte o la totalità delle particelle e dei fotoni dell’universo fanno parte di correlazioni quantistiche, l’universo (pur nella sua immensità e variabilità) ha la coerenza interna ed il rigore matematico di una super-particella quantistica, come se fosse ancora microscopico. Le sue parti risuonano di echi inaspettati, ed i suoi aspetti suscitano stupore e riverente ammirazione. I nucleotidi (base azotata – ribosio o deossiribosio – fosfato) possiedono (sotto forma di trifosfati) l’energia chimica per la loro polimerizzazione in catene di acidi nucleici. Queste (RNA e DNA) compiono l’autocatalisi guidando la sintesi di una catena complementare: posseggono nella loro struttura l’informazione per costruire una catena complementare, che a sua volta può guidare la sintesi di una catena identica alla prima. Questa può (codice genetico) guidare la sintesi di proteine capaci di rivestirla e proteggerla (capside), orientarla (recettori), coadiuvarla nell’autocatalisi (enzimi). Si è realizzata una simbiosi tra acidi nucleici e proteine: i primi possedendo l’informazione per riprodursi e per costruire le proteine, le seconde possedendo la plasticità per svolgere funzioni particolari. Il risultato più semplice è un virus ad RNA o a DNA privo di un vero e proprio metabolismo, capace di resistere in uno stato inerte a condizioni ambientali ostili e di riprodursi appena le condizioni ambientali lo consentano. Quindi in origine i virus approfittavano dell’incontro con materia organica non biologica e solo in un momento successivo hanno iniziato a parassitare batteri e cellule eucariote.
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